Logo LoescherTestata

ATTO

formula dei tre atti

primo atto

secondo atto

terzo atto

Il racconto cinematografico è organizzato secondo una struttura fissa, in tre atti, ciascuno con una funzione precisa per l’avanzamento della storia: inizio e proposizione di un problema (primo atto), svolgimento e sviluppo del problema (secondo atto), fine o soluzione del problema (terzo atto).

Cerchiamo di approfondire.

La struttura del racconto cinematografico


La struttura del racconto cinematografico è lo scheletro sul quale si basa l’intero film.

Immagine introduttiva

La potremmo paragonare a uno spartito musicale in quanto è formata da parti ben precise e articolate, che si intersecano l’una nell’altra.

Poiché il cinema ha un padre fondatore, che è il teatro, si è voluto prendere in prestito una formula,chiamata dei tre atti, grazie alla quale il nostro racconto per immagini viene costruito. Questa, che è ormai divenuta una consuetudine, non deve essere applicata sempre, anzi è possibile inserire diverse varianti in essa. Diciamo però che rappresenta una sorta di impalcatura abbastanza sicura che permette alla nostra storia di esprimersi e svilupparsi.

La prestazione artistica dell’interprete teatrale viene presentata definitivamente al pubblico da lui stesso in prima persona; la prestazione artistica dell’attore cinematografico viene invece presentata attraverso un’apparecchiatura. Quest’ultimo elemento ha due conseguenze diverse. L’apparecchiatura (…) non è tenuta a rispettare questa prestazione nella sua totalità. Manovrata dall’operatore, essa prende costantemente posizione nei confronti della prestazione stessa. La serie di prese di posizione che l’autore del montaggio compone sulla base del materiale che gli viene fornito costituisce il film definitivo. Esso abbraccia una serie di momenti di un movimento, che vanno riconosciuti come movimenti della cinepresa – per non parlare poi delle riprese che rivestono un carattere particolare, come i primi piani. Cosí la prestazione dell’interprete viene sottoposta a una serie di test ottici. È questa la prima conseguenza del fatto che la prestazione dell’interprete cinematografico viene mostrata mediante l’apparecchiatura. La seconda conseguenza dipende dal fatto che l’interprete cinematografico, poiché non presenta direttamente al pubblico la sua prestazione, perde la possibilità, riservata all’attore di teatro, di adeguare la sua interpretazione al pubblico durante lo spettacolo. Il pubblico viene cosí a trovarsi nella posizione di chi è chiamato a esprimere una valutazione senza poter essere turbato da alcun contatto personale con l’interprete.

da Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Arte e società di massa, 1936. trad. it. di Enrico Filippini, Einaudi, Torino 1966, 1991 e 1998.

Se osserviamo la maggior parte dei film, tutti – chi più, chi meno – presentano questa struttura. I tre atti si possono riassumere così: ogni storia ha una parte iniziale, si sviluppa in una parte centrale e ha una sua logica conclusione. Questa idea di struttura ci viene dall’antichità. Aristotele, nella sua Poetica pone le basi per questo tipo di modello narrativo. Nel definire la struttura della tragedia, il filosofo indica tre categorie di eventi sulle quali si impernia il racconto: la peripezia (mutamento repentino da una condizione alla condizione opposta), il riconoscimento (passaggio dalla non conoscenza alla conoscenza, dall'amicizia all'inimicizia dei personaggi), la catastrofe (azione che reca rovina o dolore). La vicenda coinvolge il protagonista nel profondo, tutto viene messo in gioco: la grandezza dell'eroe tragico sta nel modo in cui egli affronta gli eventi e alla fine si confronta con la verità.

Schema
!

Ai giorni nostri questo è il modello per sceneggiatori della scuola americana, come Syd Field e Ray Frensham, autori di numerosi testi pratici di scrittura per la sceneggiatura.

Vediamo cosa succede nel primo atto: nel primo atto dobbiamo necessariamente presentare i nostri personaggi. Chi è il protagonista della nostra storia? Dove si svolge la nostra storia? In una città? In un paese? In campagna? Al mare? Questo primo Atto lo chiameremo preparazione ed è della durata di circa 25-30 pagine. Una volta presentato il protagonista, dobbiamo anche spiegare qual è la situazione nella quale egli si trova. Che lavoro fa? È sposato? Single? Ha amici? Non ne ha? Dopo di che, dobbiamo introdurre qualche altro elemento per fare sviluppare la storia. Abbiamo due possibilità: o è lui a volere qualcosa, o qualcosa di importante e significativo gli capita. In altre parole, nella vita del nostro protagonista avviene qualcosa, che chiameremo l’evento scatenante, che lo costringe ad agire. L’evento scatenante mette in moto il film. Il nostro protagonista ancora non lo sa, ma la sua vita sta per cambiare. Questo evento di solito avviene intorno a pagina 12-15. A questo punto, il nostro protagonista si domanda: cosa faccio? Come reagisco a questa situazione? Nasce una specie di dibattito, che può essere espresso come un conflitto interiore, o per mezzo di azioni, su come comportarsi e cosa fare. A pagina 25 circa, ecco che si verifica un evento ancora più grande del precedente. Questo evento è una vera e propria svolta del racconto, e spinge la storia in una direzione completamente nuova e inaspettata. Questo evento si chiama pinza 1, o punto di svolta 1. Il protagonista, a questo punto, decide di agire e accetta la sfida. Il punto di svolta 1 conclude il primo atto. È la porta attraverso la quale entriamo nel secondo atto del film.

In questo secondo atto, gli eventi si succedono tra alti e bassi. Il nostro protagonista deve affrontare una serie di ostacoli, le sfide si fanno sempre più pressanti, così come i pericoli che deve affrontare. Il protagonista è costretto a mettere in campo strategie sempre nuove per raggiungere il suo obiettivo. Naturalmente, in tutto questo, ci sono anche i nemici: l’antagonista cerca in tutti i modi di ostacolare le azioni del protagonista. L’antagonista può essere più di uno. Arriviamo quindi circa a pagina 60, che rappresenta la metà del nostro racconto. Questo è il così detto punto di mezzo. Il protagonista ora è assolutamente determinato a perseguire il suo obiettivo nonostante tutto. Il destino sembra arridergli. Ma superato il punto di mezzo, l’antagonista, o gli antagonisti, riprende forza. In questa seconda parte della storia, le cose iniziano ad andare male per il protagonista. Gli eventi diventano più drammatici e si arriva al secondo punto di svolta (pinza 2). Siamo intorno a pagina 75-80. Questo è un momento molto negativo per il protagonista. La sconfitta sembra inevitabile, tutto sembra perduto. Avviene una sorta di morte, seppure solo simbolica: i suoi sogni si infrangono, sembra che si debba arrendere. Quando la tensione dello spettatore è portata al massimo livello, avviene la svolta. Il protagonista scava dentro se stesso per ritrovare le ultime energie e alla fine trova l’idea che lo salva, recupera le energie, riprende a combattere. Oppure interviene un fattore esterno, un imprevisto, un colpo di scena che risolve il problema. Il punto di svolta 2 chiude il secondo atto ed è la porta che ci fa entrare nel terzo e ultimo atto della nostra storia.

Nel terzo atto la soluzione è stata trovata. Il protagonista raggiunge i suoi obiettivi, vince la sua battaglia. È il finale del film.

Per riassumere gli elementi di struttura che reggono un film, essenziali per la costruzione della storia, sono 3: l’evento scatenante, il punto di svolta 1, il punto di svolta 2.

Schema

Prendiamo, ad esempio, il film E.T. l’extraterrestre, la tenera storia dell’amicizia tra un bambino e un alieno che si è perso sulla Terra.

Scheda film ET http://www.universalstudiosentertainment.com/et-the-extra-terrestrial/ EESERCIZIO

Prova a guardare un film con un cronometro. Fallo partire all’inizio del film e controlla ogniqualvolta qualcosa di importante avviene. Ti accorgerai che la struttura narrativa funziona sempre.

Inizio pagina ↑